Dimmi che valigia fai e ti dirò chi sei

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Preparare la valigia non è cosa semplice, per alcuni può essere un dramma per altri è quotidianità! C’è chi la prepara con largo anticipo, chi preferisce rimandare fino all’ultimo per non pensarci, chi pensa sempre di aver dimenticato qualcosa. E se vi dicessi che in quel modo di fare la valigia c’è anche un po’ della vostra personalità?

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1 LA SOVRABBONDANTE

La donna che non può scartare nulla, ha un reale bisogno di tanti vestiti e di tante scarpe. Anzi, se riuscisse a mettere in valigia tutto il suo guardaroba sarebbe meglio. Ha la necessità di portare tutto con se, se potesse porterebbe l’intera casa. Questa necessità è stimolata dalla paura di non essere adeguata a posti e persone che non si conoscono.

RIFLESSIONE: Hai mai provato a preparare degli abbinamenti? Se la tua vacanza sarà elegante o nella natura incontaminata, tu preparati dei completi per ogni giorno in base all’occasione. Forse lavorare sulla tua sicurezza ti aiuterebbe a partire più smart. La vacanza può essere un occasione per liberarti dalle etichette della realtà e provare a mostrati per ciò che sei.

2 L’ESSENZIALE

Il tuo spirito d’adattamento e l’esperienza delle avventure del passato ti hanno portato a stringere al minimo il tuo bagaglio. Ma quale valigia, zaino in spalla sarebbe meglio per te! Sei dinamica, coraggiosa e sicura, non ti serve molto tempo per prepararti e partire. Spirito d’avventura e coraggio sono i tuoi cavalli di battaglia. Non ti servono tanti fronzoli e non hai paura di mostrare la tua vera natura.

RIFLESSIONE: Forse potesti lasciarti più andare alla dolcezza e alle coccole, sotto quella corazza da guerriera invincibile c’è una dolce fanciulla.

3 LA TECNOLOGICA

Proprio non ci riesci a lasciare il pc a casa, per non parlare di posare l’iPhone, tu che hai bisogno dell’iPad anche per leggere un libro. La tecnologia può essere una risorsa in vacanza, però si rischia di non staccare mai veramente e di perdere il contatto con la realtà. Insomma la tecnologia è utile in vacanza ma non ha molto senso usarla per essere collegati h24.

RIFLESSIONE:  Prova a concentrarti sul momento presente, ogni tanto staccando il cellulare in vacanza, godrai di spettacoli irripetibili vivendoli a pieno senza distrazioni tecnologiche.

4 L’INDECISA

Tu ci provi a separarti da quel vestito che pensi sia in più ma tra te e te ti dici, ma chissà se poi mi servirà? Meglio prenderlo! Così finisci per portare anche cose che non metterai mai. Per te fare la valigia è proprio un dramma! Rimugini su ogni scarpa o capo da portare tante di quelle volte che ti blocchi nel panico dell’indecisione.

RIFLESSIONE: Fai una lista delle cose da portare, in base a quello che farai. Lasciati andare, prova a farti consigliare e poi prepara la valigia seguendo la lista che hai fatto senza modificarla.

La mia valigia assomiglia alla 4 e la vostra?

Buone vacanze e buona preparazione della valigia!

Dott.ssa Virginia Verbicaro

                   T 3398079888         Facebook: virginia verbicaro psicologia e benessere

 

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Progetto Body Mind

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Mi occupo di psicologia clinica e del benessere principalmente, lavoro con le coppie, la famiglia e l’individuo dal lunedì al venerdì a Roma, nello studio di Piazza Fiume in Via Velletri, 7 00189 – ROMA.

Faccio parte dello staff di “Psicologi del Benessere”, il sito degli Psicologi, Psicoterapeuti, Sessuologi e Consulenti Tecnici in ambito Psicologico di Milano. Lavoro come psicologa a Biofertility, Centro per la Fecondazione Assistita di Roma, dove mi occupo di sostegno, ascolto, accompagnamento e miglioramento della fertilità per le donne e le coppie che intraprendono il percorso di Fecondazione Assistita.

Da una recente ricerca che sto conducendo nel centro “Biofertility”, è emerso che l’atteggiamento con il quale la donna intraprende il percorso di fecondazione può influire sul risultato del trattamento al quale si sottopone. In particolare dai dati analizzati sembrerebbe che paura, ansia e stress, abbiano una correlazione diretta nella riuscita del trattamento.

Ci siamo resi conto che dedicarsi con tanto impegno esclusivamente agli aspetti medici potrebbe non essere sufficiente a garantire il massimo dei risultati. Qualcosa sfuggiva alle spiegazioni scientifiche e per questo ho immaginato un percorso speciale per sostenere e ridurre lo stress sia delle donne, che di conseguenza delle coppie che intraprendono un percorso di fecondazione assistita.

L’infertilità, dovuta a cause organiche riconosciute o a fattori non riconosciuti, è qualcosa di così fuori dalla natura che può mettere a dura prova sia la coppia che il singolo, con un intensità tale da causare, a volte, una vera e propria crisi degli equilibri personali e di coppia.

La vita di tutti i giorni è già una fonte notevole di stress che non aiuta il delicato equilibrio del sistema riproduttivo, che se turbata può iniziare a funzionare male e può bloccarsi.

La difficoltà ad accettare la situazione e lo stress che si genera per la sensazione di perdere il controllo del corpo e i pensieri negativi che ne scaturiscono, contribuiscono a rendere tutto più complesso.

Per questi motivi chi si occupa di infertilità sa ormai molto bene che di fianco alla classica componente medica dell’intervento è utile, proporre di lavorare per ridurre lo stress. Vediamo insieme in che cosa consiste il programma BODY MIND.

Mantenere, o ristabilire, un equilibrio psico-fisico sufficientemente sereno, può rilevarsi fondamentale sia per il benessere delle persone coinvolte sia per l’efficacia stessa dei trattamenti medici messi in atto.

Tra i diversi possibili percorsi proposti alla coppia e al singolo che affrontano il problema della fertilità, l’approccio basato sulla mindfulness appare molto efficace. Tra gli interventi più innovativi oggi proposti, spiccano quelli che possono essere ricondotti all’area della “mind-body medicine”, che riconosce ed evidenzia l’integrazione tra corpo e mente, sia nei processi di malattia, che di guarigione. Il programma “BODY MIND” è un programma pensato per ridurre lo stress e l’ansia da fecondazione che, possono influire negativamente sull’esito del trattamento. BODY MIND si base sui principi della mindfulness in psicoterapia, integrati con le tecniche di respirazione per aiutare il corpo a rilassarsi e tornare a funzionare naturalmente, cosa che spesso nel percorso di fecondazione viene trascurata.

BODY MIND è strutturato in due tipologie di percorso uno LONG e uno SHORT.

Il programma LONG è organizzato in 6 incontri:

  • 1° conoscitivo è di conoscenza reciproca ed esplorazione problema
  • 1 incontri è per ridurre lo stress, ansia e paura da fecondazione
  • 1 incontri è riscopriamo insieme il piacere di procreare
  • 1 incontro è di chiusura
  • 1 incontro è tra i 12 giorni di attesa del test di gravidanza
  • 1 incontro è post test di gravidanza, se positivo per prevenire un eventuale ansia, se negative per elaborare il fallimento del tentativo.

Il programma SHORT è organizzato in 4 incontri:

  • 1° conoscitivo è di conoscenza reciproca ed esplorazione problema
  • 1 incontro è per ridurre lo stress, ansia e paura da fecondazione
  • 1 incontroè riscopriamo insieme il piacere di procreare
  • 1 incontroè incontro di chiusura della fase pre intervento

Nel protocollo SHORT, gli incontri si concludono con il pick-up, non ci sono i due incontri che nel protocollo LONG, accompagnano la donna alle fasi successive al transfer. Entrambi sono validi per preparare il corpo ad affrontare l’intervento di fecondazione il programma LONG si sofferma di più su alcuni aspetti avendo maggiori incontri rispetto allo SHORT.

BODY MIND nella forma SHORT, che comprende 4 incontri ha un costo di 99.00 euro. La forma LONG costa 150 e comprende 6 incontri.

Gli incontri, sono stati strutturati in modo che possono essere svolti sia presso lo studio oppure comodamente da casa via Skype, hanno una cadenza settimanale e sono della durata di 45 minuti. Per una migliore efficacia è importante iniziare il programma un mese prima dell’intervento programmato per preparare il copro e la mente adeguatamente alla ICSI.

Dott. ssa Virginia Verbicaro

Per maggiori informazioni contattare al 339 8079888

#ANSIA E #ATTACCHI DI PANICO

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Con le persone che soffrono di ansia e attacchi di panico applico un metodo speciale, perché l’ansia possa diventare un alleata, piuttosto che una nemica da scacciare.

Il metodo sarà così strutturato:

  • 1° colloquio preliminare, per affrontare insieme la situazione.
  • Un percorso breve di 4 incontri, nei quali ti proporrò compiti e strategie pratiche, con riferimento al modello proposto dalla terapia breve,  per imparare a gestire l’ansia.
  • 3 incontri per contestualizzare il sintomo e connetterlo sia alla tua vita, che alla tua storia familiare, per capirne il significato e le ragioni profonde, utilizzeremo l’approccio sistemico relazionale.
  • Se necessario, il percorso prevede anche l’affiancamento di tecniche di Mindfulness che saranno utili per mantenere lo stato di equilibrio raggiunto.

L’obiettivo iniziale non sarà quello di eliminare l’ansia ma, di comprenderne il senso e imparare a leggere il dolore più profondo che il tuo corpo sta cercando di comunicarti.

L’ansia nasce dentro di noi, come emozione funzionale alla nostra sopravvivenza, ci aiuta ad affrontare al meglio le situazioni della vita. In condizioni ottimali, la giusta dose di ansia permette, di attivarci e poter rendere al massimo, può essere un prezioso salva vita che ci mette in allerta davanti ad un pericolo.

E’ un meccanismo che si autoregola se ben funzionante.

Quando questo meccanismo di autoregolazione dell’ansia si inceppa, trasforma l’ansia da funzionale alla nostra sopravvivenza a disfunzionale, diventa un meccanismo sempre attivo che paralizza anche quando non è necessario.

Questo può accadere soprattutto nei periodi di grandi cambiamenti, nei quali occorre rapportarsi con maggiori responsabilità e, a un qualche livello, intraprendere una strada che ha a che fare con la crescita e l’autonomia.

Lo stesso può accadere nell’attacco di panico, spesso il soggetto non ha paura di quanto è già successo, ma di quanto potrà accadere in un futuro prossimo.

Questo perché le persone ansiose spesso, con le migliori intenzioni vorrebbero controllare tutto, provocano le peggiori conseguenze sintomatiche, innescando escalation estremamente logoranti sia da un punto di vista mentale sia fisico.

“Anche lo scalatore più esperto, per raggiungere il monte bianco è partito da un primo passo…” 

Dott.ssa Virginia Verbicaro

Il dilemma del porcospino. Una riflessione per i single e per le coppie

dilemma_porcospinoIn questo giorno di S. Valentino volevo condividere con voi una riflessione sull’amore.

Il confine tra amore e possessione è così sottile che può accadere di confondere l’amore con la possessione.

Quando viviamo una relazione, di amicizia ma soprattutto di amore, può accadere di inglobare l’altro o sentirsi inglobati. Pretendiamo attenzioni esclusive, di controllare la vita dell’altro, di essere al centro del mondo del partner e ci aspettiamo che lui/lei facciano lo stesso con noi.

Se non accade siamo pronti a giudicare: “sei cambiato, non ti riconosco più”.

Ci dimentichiamo che la pretesa e il controllo hanno poco a che fare con l’amore.Proprio questo è il problema che mi porta una coppia che seguo da poco meno di un anno.

Sara è una donna di 30 anni e si lamenta perché Andrea suo compagno da 5 anni, è troppo centrato su di sé. Lui non vuole rinunciare ai suoi spazi, lei si sente invisibile e trascurata. Sara giudica il comportamento di Andrea egoista, si sente poco amata e messa da parte. Ripete ad Andrea, e a se stessa che lei sarebbe pronta a rinunciare a tutto per amore di Andrea.

Ragioniamo insieme su quanto per Sara sia importante ricevere attenzioni da Andrea al punto che nella sua immagine di amore c’è lo stare sempre insieme. Lei sa bene che questo non può accadere nella realtà ma, resta male e soffre ogni volta che Andrea la lascia sola per fare le sue cose.

Per Andrea questo è normale, non fa nulla di male ma, si sente soffocato dalle pressioni di Sara. Sara afferma di non riuscire a fare come lui, ha difficoltà a programmare il suo tempo libero senza pensare ad Andrea, se lo fa si sente in colpa e ha paura di perderlo quando si allontana da lui.

Il problema di Sara sta nell’amare più il suo uomo di se stessa. Problema, che si manifesta nella pretesa di attenzioni esclusive del suo compagno, come farebbe un neonato che pretende le cure esclusive della mamma. Ma la differenza è che per il neonato il rapporto di dipendenza con la mamma è funzionale alla sua sopravvivenza.

Sara sta lentamente imparando ad usare il suo tempo libero per pensare a se stessa, sta imparando ad amarsi e coccolandosi da sola e condividere con Andrea le sue nuove scoperte.

Questo accade spesso nelle relazioni, si finisce per perdere la giusta distanza inglobando l’altro nel nostro modello di relazione. La giusta distanza in una relazione è importante e dovrebbe consentire sia l’esplorazione che la condivisione ma, non è facile mantenere il giusto equilibrio fra dipendenza e individuazione. Proprio come per i porcospini.

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro.

Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro.

La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere.

A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! − Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. − Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli.”

-Schopenhauer-

Dott.ssa Virginia Verbicaro

Tre concetti chiave dell’approccio Sistemico Relazionale

Uno dei riferimenti teorici, sui quali è basato il mio intervento, è il modello sistemico relazionale. Provare a riassumere la complessità di questo approccio non è facile, per questo, ho provato a racchiuderlo in quattro concetti chiave.

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1 Soggetto contestuale. Bateson, che contrariamente a quanto si possa immaginare non è uno psicologo ma un antropologo, fu il primo a introdurre, tra gli anni 20 e 30, il concetto di soggetto contestuale. Con questo termine, Bateson spostava l’attenzione dall’individuo al suo contesto, spiegava che l’uomo è l’esito di processi interattivi e la soggettività si costruisce nell’interazione con l’ambiente e gli altri. Un’affermazione che si contrapponeva al concetto di individuo come monade, sostenuta da Freud padre della psicoanalisi, quando affermava che tutto succede nel mondo interno dell’individuo.

2 Comunicazione. Il primo assioma della comunicazione , individuato dalla Scuola di Palo Alto: “è impossibile non comunicare”. Ogni gesto che compiamo o che non compiamo é comunicazione. Il contrario di comunicazione, per la Scuola di Palo Alto è “incomunicabilità”, termine che parla di una condizione esistenziale causata da un atteggiamento emozionale che rende difficile o impossibile comunicare con alcuni o con tutti. Anche il silenzio è comunicazione.

3 Paziente designato. La persona portatrice di un sintomo, letto all’interno del sistema in cui è immerso, diventa il rappresentante di una difficoltà di tutto il sistema di appartenenza. In questo senso la condizione di malattia o sintomo è funzionale alla stabilizzazione del sistema. La famiglia sceglie il suo portavoce, che rappresenta il disagio dell’intero nucleo e che partecipa attivamente al gioco patologico. (M Selvini Palazzoli e Coll, 1975)

In un contesto teorico di questo tipo, è compito del terapeuta aiutare il paziente a vedere e decifrare questi messaggi per comprendere a fondo ciò che, attraverso il sintomo, la persona tenta di comunicare.iceberg Utilizzando una metafora, possiamo pensare al sintomo come alla punta dell’Iceberg: ciò che emerge dall’acqua è solo una piccola parte rispetto a ciò che si nasconde sotto, così anche il sintomo è l’espressione di un disagio più profondo che può avere natura all’interno del sistema.

 

Andare sulla luna, non è poi così lontano. Il viaggio più lontano è quello all’interno di noi stessi. (Anaïs Nin)

Dott.ssa Virginia Verbicaro

Test Psicologici gratuiti

light-bulbQuesti link non possono essere intesi come se fossero test scientifici standardizzati, non possono dunque sostituire la diagnosi clinica, che deve essere effettuata da un professionista specializzato.

Il suggerimento che posso darti, se stai leggendo questa pagina, è di fare riferimento alla tua curiosità e riflessione.

Ho suddiviso i link in macro aree.

Basterà cliccarci sopra per accedere direttamente al test.

#Ansia

#Depressione

#Stress

#Disturbi Alimentari

#Dipendenza sessuale

 

#Shopping compulsivo

#Autostima

#Intelligenza emotiva

Ansia 3#Strategie per farci amicizia

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Premesso che cercare le cause dell’ansia non sempre aiuta a stare meglio, anzi, può agitarci ancora di più…Proviamo a fare un passo indietro. L’ansia, indica uno stato psichico di un individuo, caratterizzato da un intensa preoccupazione o paura, il più delle volte irreale, generalizzata,  o circoscritta.

Oggi, sempre più persone lamentano di soffrire di ansia.

La società post-moderna, è stata definita liquida da Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo, troppo frenetica e piena di incertezze, ci ha allontanato con il consumismo e la globalizzazione dalla nostra individualità. Siamo più attenti all’apparire che all’essere. In questa società, il prezzo che paghiamo è il silenzio delle emozioni, perché non sembra esserci tempo per l’insicurezza, è più urgente produrre risultati!

Se, la funzione dell’ansia è quella di ridurre le situazioni di pericolo e far si che il nostro organismo metta in atto una serie di meccanismi a cascata per tenerci alla larga da una situazione pericolosa, oggi qual è il pericolo che ha trasformato l’ansia da meccanismo fisiologico a patologico, cioè attiva sempre?

In questo mondo virtuale, abbiamo perso il contatto con la nostra vera natura: quando l’ansia compare ci costringe a prestare attenzione a noi stessi, a volte ci fa prendere una pausa, altre volte ci indica che stiamo prendendo la strada sbagliata.

In ogni caso, pensare di eliminarla è come pensare di mettere a tacere il bambino che è in noi, che ci sta chiedendo di essere ascoltato e liberato.

3 #Strategie per collaborare con l’ansia.

1#Smetti di chiederti perché. Se rimaniamo ancorati all’idea che abbiamo di noi stessi, come qualcosa di statico e sempre uguale, ogni volta che proviamo cose diverse da quelle abitudinarie, stiamo male.  Dovremmo imparare ad accettare tutte le emozioni che proviamo, senza spiegare ma prendendole per ciò che sono.  Parole e emozioni viaggiano su due binari paralleli ma diversi.

2#Accetta l’ansia. Chiudi gli occhi e prova a dare un volto all’ansia, fai amicizia con questo lato sconosciuto. Accoglierla potrà aiutarti a dare ossigeno a quella parte bambina di te che si nasconde sotto l’ansia. Ascoltati!

3#Metti in disordine. Fai almeno una cosa al giorno che ti spaventa, crea una nuova immagine di te, sorprendi la tua mente e permettile di uscire fuori dai suoi stessi schemi abitudinari.

4#Medita. E’ stato dimostrato che la meditazione è in grado di ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress e di ridurre l’ansia, con conseguenti effetti benefici sul nostro sistema immunitario. Se meditare ti sembra troppo ZEN puoi scegliere di iniziare a fare un’azione qualsiasi che ripeterai quotidianamente. Le abitudini aumentano il senso di radicamento alla realtà che gli stati ansiosi possono farci perdere.

Stress. 5 regole per conviverci

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Lo stress oggi ha assunto una connotazione negativa, lo usiamo dovunque per esprimere qualsiasi cosa dobbiamo fare che non sia leggera quotidianità.

Wikipedia dice: “Lo stress è una sindrome di adattamento a degli stressor (sollecitazioni). Può essere fisiologica, ma può avere anche dei risvolti patologici, anche cronici”.

Il problema è che nella nostra vita tutto è diventato potenzialmente fonte di stress, perché viviamo freneticamente, corriamo da una parte all’altra, con il traffico che ci accompagna sempre, a volte siamo costretti a rapportarci con persone logoranti, facciamo tante cose tutte insieme e la qualità ha lasciato il posto alla quantità.

Partiamo da un presupposto molto semplice, pensare di eliminare gli stress dalla nostra vita è impossibile, a meno che non decidiamo di vivere fuori dalle metropoli, lo stress non si combatte tentando di eliminare tutto ciò che potrebbe rientrare in questa categoria ma possiamo imparare a canalizzarlo.

Lo stess è causato proprio da questo, le tante attività che iniziamo restano aperta nella nostra mente come le finestre del computer e sappiamo bene che tante pagine aperte possono rallentare il PC. Se vogliamo che il nostro computer continui a lavorare, siamo costretti a scegliere quale finestra chiudere.

Se un computer, in queste condizioni, comincia ad aprire i file più lentamente, noi manifestiamo i sintomi da stess: difficoltà a concentrarsi, ansia, insonnia, nervosismo generalizzato e agitazione. Anche la cosa più semplice si trasforma in un lavoro faticoso da fare.

Cosa contribuisce a farci sentire stressati?

  • La frenesia della vita ci impone di fare tante, troppe cose, tutte insieme con una modalità multitasking (multiprocessualità), che non ci fa bene.
  • Ogni volta che usciamo dalla nostra area di confort (il nostro divano comodo di certezze), siamo costretti a riadattarci e trovare un nuovo micro equilibrio è causa di dispendio energetico e fonte di stress.

Queste le mie 5 abitudini per canalizzare lo stress in energia vitale:

  1. Svuota la tua mente. Ritagliati due minuti al giorno per svuotare la tua mente dai pensieri inutili, il logorio si nutre di questo. Come dice Lao Tzu “Se hai un problema e puoi risolverlo è inutile che tu ti preoccupi, se non puoi risolverlo è altrettanta inutile la tua preoccupazione”. 
  2. Elimina il superfluo. E’ davvero necessario fermarti a fare la spesa? O rifare il letto prima di uscire di casa? Sei sicuro che oggi vuoi essere presente a quell’appuntamento? Elimina tutto ciò che in questo momento non è davvero necessario e ti rallenta.
  3. Scrivi delle note. Se costringi la tua mente a riorganizzarsi ogni giorno, sforzandosi di ricordare quello che non hai finito di fare ieri, lo stress sarà dietro l’angolo. Fai una lista ogni giorno con le 5 cose che desideri fare. Consiglio! Parti sempre da quella più importante per te, non lasciarla all’ultimo, saresti stanco e rischieresti di non fare in tempo.
  4. Allenati. Allenarsi quotidianamente, prima del successo e dopo il successo, ti aiuterà a sentirti più in contatto con te stesso, a rafforzare il tuo corpo ma anche la mente, che ti ringrazierà perché in quel momento avrai liberato ossitocina che è l’ormone della felicità.
  5. Respira. Se tutto questo non ti ha ancora reso meno stressato, respira. Respira se ti senti sopraffatto! Respira se ti senti stanco! Ricordati di respirare mentre vivi le tue giornate.

Per vincere lo stress di domani…

«Prima lava tutte le macchine. Poi le lucidi, con la cera. Devi dare la cera con la mano destra e la devi togliere con la sinistra. Dai la cera, togli la cera. Il respiro lo prendi con il naso e lo emetti dalla bocca. Dai la cera, togli la cera. Non dimenticare il respiro: è molto importante. » 

(Maestro Miyagi durante gli allenamenti di Daniel)

Virginia Verbicaro

“Mindfulness e infertilità”

“Dovunque tu vada, ci sei già”  (Jon Kabat-zinn)

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Mindfulness è la traduzione di “sati” che in lingua pali, linguaggio utilizzato dal Buddah per i suoi insegnamenti, significa consapevolezza o più genericamente presenza mentale.

Possiamo pensare alla mindfulness come alla capacità di prestare attenzione al momento presente, in modo intenzionale e non giudicante, al fine di alleviare la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza del proprio sentire. Questa pratica, comparsa nel mondo scientifico, da ormai 40 anni, si è rivelata in grado di far emergere nelle persone risorse e capacità emotive altrimenti inespresse.

Cinque benefici della midnfulness

  1. L’accettazione di sé
  2. Accettazione delle situazioni esterne sulle quali non abbiamo controllo
  3. Sviluppare un pensiero gentile verso se stessi
  4. Riduzione dello stress
  5. Maggiore flessibilità nell’affrontare le sfide poste dalla vita

Come la mindfulness può essere applicata all’infertilità?

L’infertilità, dovuta a cause organiche riconosciute o a fattori non riconosciuti, è qualcosa di così fuori dalla natura che può mettere a dura prova sia la coppia che il singolo, con un intensità tale che può causare una vera e propria crisi degli equilibri personali e di coppia.

La difficoltà ad accettare la situazione e lo stress che si genera per la sensazione di perdere il controllo del corpo e i pensieri negativi che ne scaturiscono, contribuiscono a rendere tutto più complesso.

Per questi motivi chi si occupa di infertilità sa ormai molto bene che di fianco alla classica componente medica dell’intervento è utile, proporre di lavorare sulla psiche per ridurre lo stress. Infatti, mantenere, o ristabilire, un equilibrio psico-fisico sufficientemente sereno, può rilevarsi fondamentale sia per il benessere delle persone coinvolte sia per l’efficacia stessa dei trattamenti medici messi in atto.

Tra i diversi possibili percorsi proposti alla coppia e al singolo che affrontano il problema della fertilità, l’approccio basato sulla mindfulness appare molto efficace.

Tra gli interventi più innovativi proposti spiccano quelli che possono essere ricondotti all’area della mind-body medicine, paradigma che riconosce ed enfatizza il ruolo che l’integrazione tra corpo e mente può avere nell’ammalarsi, e nel guarire.

Una recente ricerca, condotta da un gruppo di studio dell’Univeristà di Coimbra, in Portogallo (Mindfulness-Based Program for Infertility: efficacy study; Galhardo A, Cunha M, Pimnto-Gouveja J; in Fertility and sterility, Oct 2013) ha sottoposto un gruppo di donne con una diagnosi di infertilità ad un percorso di Mindfulness Based Stress Reduction.

Quali sono i risultati?

Le donne che avevano partecipato al programma di mindfulness mostravano:

  1. Diminuzione di ansia e depressione
  2. Maggiore accettazione dell’esperienza di infertilità
  3. Diminuzione dei sentimenti di vergogna
  4. Riduzione della sensazione di sconfitta e di intrappolamento
  5. Aumento di pensieri gentili verso se stesse
  6. Maggiore efficacia nel rapportarsi con l’infertilità.

La mindfulness, permettendo di pensare ai propri pensieri ed emozioni senza giudizio, come qualcosa che fluisce come le onde del mare, ha favorito un maggiore distanziamento rispetto alle aree di sofferenza nelle quali le donne infertili rimangono usualmente “impigliate”.

I dati dello studio suggeriscono quindi come un intervento basato sulla mindfulness possa essere efficace in donne che sperimentano l’infertilità.

Virginia Verbicaro

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